Sono ormai passati quasi sei mesi dalla mia esperienza africana, in quel luogo che presto vedrà l’arrivo di un sacerdote che noi dell’Azione Cattolica diocesana conosciamo molto bene: Don Loris Vignandel. In questa mia piccola avventura di appena un mese (agosto 2017) ho avuto modo di conoscere moltissime cose e di riscoprirne delle altre.
Il mio viaggio a Chipene, Mozambico, è stato solo il culmine di un percorso iniziato ad ottobre del 2016 con il PEM (Preparazione Esperienza Missionaria) della nostra diocesi. Molte sono state le provocazioni, gli spunti di riflessione e le condivisioni fatte con l’equipe e i compagni di viaggio, che hanno contribuito a rendere l’esperienza africana un’occasione di crescita personale e spirituale.

Solitamente tornando da un viaggio di missione in terra di povertà, ciò che più rimane impresso sono le condizioni di vita estreme che queste persone sono costrette a vivere quotidianamente ed è su questo che molti si soffermano nel raccontare. Al contrario, quello che più ricordo della terra mozambicana è la ricchezza che ho visto e ho raccolto. Tutti al mio ritorno chiedevano «Ma Chiara, cos’hai fatto in Africa?». In realtà le cose fatte concretamente per quel popolo non sono state molte: un po’ di volontariato in ospedale, rimesso a “nuovo” una stanza… praticamente tutte cose che si sarebbero fatte benissimo anche senza di me. Anzi, probabilmente le avrebbero fatte meglio!

Il vero cuore delle attività di tutto il mese sono stati gli incontri con le suore e i preti missionari, i laici e i volontari delle parrocchie. Tutte queste persone hanno saputo, in qualche modo, lasciare un segno vivo all’interno di questa esperienza, raccontando la loro storia e la loro quotidianità in un paese che si trova tra i dieci più poveri al mondo: dalle suore presenti in Mozambico già dai tempi della guerra civile, alla giovane sorella infermiera che ogni giorno lotta per salvare le vite di uomini, donne e bambini; dalla giovane laica che per due volte ha rinunciato al posto di lavoro a contratto indeterminato per lavorare a stretto contatto con questo popolo, al giovane temerario che ha chiesto alla ragazza di aspettarlo in Italia per poter dedicare il suo tempo ai ragazzi in difficoltà. E tutto questo solo se facciamo riferimento ai missionari, ma quante sono state le storie di vita raccontate dal popolo mozambicano! Uomini, donne e bambini con vissuti al limite della credibilità, ma che mi hanno insegnato che, con la forza di volontà, la tenacia, il sorriso e la Fede, anche tutto ciò che può sembrare insuperabile, riesce ad acquisire un senso. Mi ha meravigliata la gioia incontrata negli occhi di questo popolo, soprattutto nei bambini, costretti a lavorare duramente per potersi guadagnare del semplice cibo per la giornata. Per non parlare della semplicità, della gioia e dell’enorme solennità che veniva riservata ad ogni singola celebrazione eucaristica.

«Ma noi - Azione cattolica, cristiani, laici, giovani, adulti… - cosa possiamo fare per aiutare questo popolo?». Le risposte possono essere diverse, ed ognuno dovrebbe trovare quella più adatta a sé. Io, in parte, una risposta l’ho trovata: avere il coraggio e la voglia di informarsi. Informarsi non solo su quello che succede tra le nostre “quattro mura”, ma essere curiosi nei confronti di ciò che succede in paesi molto lontani dai nostri e con situazioni economiche, culturali, politiche e sociali al di fuori di ogni paragone possibile. Una curiosità attiva che porta ad avere uno sguardo più reale del mondo, così come ci è stato affidato da Colui che tutto ha creato perché noi possiamo condividere e vivere tutti come fratelli.

Probabilmente la mia vita, all’apparenza, non ha subito e non subirà grandi cambiamenti pratici a seguito di questo viaggio, ma l’attenzione, la cura e il rispetto nei confronti dell’Altro che questa esperienza mi ha trasmesso, spero resteranno sempre radicati nel mio atteggiamento, nella mia comunicazione e relazione, in sostanza, nella mia persona.

Un mese in Africa vola. Un mese un Mozambico crea curiosità. Tre settimane a Chipene rimarranno sempre nel cuore. Così voglio concludere questo articolo, con l’augurio che anche voi possiate, un giorno, vivere l’incontro con l’Altro nel modo più autentico e ricco possibile, lasciando parte del vostro cuore in un luogo che, per chi non lo vive, sarà sempre considerato “fuori dal mondo”.

Chiara Loro

 

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