Sabato 12 gennaio, presso la parrocchia di Sarmeola di Rubano (PD), la Presidenza Nazionale ha incontrato le presidenze diocesane del Triveneto, riunite in quello che si definisce consiglio regionale. È stata questa preziosa occasione di incontro e confronto sui temi approfonditi in questi ultimi mesi: l’avvio di un percorso socio-politico, la formazione delle coscienze, la partecipazione all’alleanza contro la povertà. Occasione altresì in cui la Presidenza Nazionale e le presidenze diocesane hanno espresso desideri, proposte e necessità reciproci.

Dall’incontro è emersa un’AC che sta fortemente rilanciando l’attenzione alla formazione e l’impegno socio-politici. Un’AC che non è spettatrice compiacente, ma compagna di strada attenta per quanti si impegnano in questi ambiti. Un’AC che abita in modo costruttivo i conflitti superando lo stile divisivo che caratterizza questa stagione. Un’AC che offre degli spazi nel rispetto e nell’ascolto reciproco per rigenerare il dialogo politico e stringere alleanze perché non si può costruire il bene comune se non insieme agli altri. Un’AC sempre chiamata a rispondere alla scelta di esse associazione popolare che sta con la gente, ne conosce le gioie e le fatiche, e a queste prende parte passando da una pastorale delle campane a quella del campanello (come spesso ricorda il nostro assistente generale mons. Sigismondi).

Tutto questo ricordando sempre il particolare carisma della formazione delle coscienze che è accompagnare ciascun aderente a rendere conto di se stesso, degli altri e del mondo in cui vive. Un’AC naturalmente in uscita per l’annuncio del Vangelo con l’attenzione al linguaggio adottato che deve essere prima di tutto farsi ospitare nel linguaggio dell’altro.

Tra le fatiche emerse nelle varie diocesi del Triveneto: la comunicazione tra i vari livelli associativi, l’attenzione all’unitarietà, il rapporto con gli assistenti. Il presidente Truffelli riconosce un generale venir meno del sentimento associativo con una conseguente perdita di efficacia degli strumenti di comunicazione. Senza perdere la speranza, invita e incoraggia a fare dell’associazione il motore di cambiamento della Chiesa ricordando che la nostra partecipazione e il nostro impegno sono frutto della nostra adesione. Sottolinea l’importanza dei presidenti parrocchiali e diocesani nel fare da collegamento nel territorio e tra i vari livelli associativi. Presidenti che non devono sentirsi soli in questa azione, ma sostenuti in modo collegiale da tutti i responsabili associativi. In merito agli assistenti ricorda che sono coloro che si prendono cura della nostra vista spirituale affinché il nostro servizio sia sempre radicato nel Signore. L’assistente è altresì il membro del presbiterio diocesano che per primo dà testimonianza ai confratelli della bellezza della vita associativa. Ci sono affidati e siamo chiamati a prenderci cura di loro con stima e affetto fraterni.

Alex

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