Quest’anno noi responsabili zonali abbiamo voluto pensare ad una formazione per il mese della Pace allargata, rivolta quindi a tutti gli educatori sia della zona AP che della zona XL.
Il tema che Papa Francesco ha lanciato quest’anno per la 48ma Giornata Mondiale della Pace è “Non più schiavi, ma fratelli”.
Spesso si crede che la schiavitù sia un fatto del passato, invece basta aprire la porta di casa per accorgerci quanto questo tema sia fortemente presente tra di noi.
La Pace infatti c’è quando l’essere umano riconosce nell’altro un fratello che ha pari dignità.
Il Santo Padre inoltre, nel suo messaggio, ci invita ad abbracciare gli ultimi, o per lo meno quelle persone considerate tali.
Sabato 10 gennaio 2015 siamo stati felicissimi di avere con noi Marco Anzovino, che ogni giorno attraverso il suo lavoro si impegna proprio in questo.
Abbiamo fortemente voluto Marco come testimone e formatore per capire in maniera autentica, attraverso il suo lavoro, il suo libro e la sua musica cosa voglia dire abbracciare gli ultimi e come la fraternità aiuti a ricostruire i rapporti ed a spezzare le catene per non essere più schiavi, ma fratelli.

Marco Anzovino, pordenonese, educatore nella Comunità per il Recupero di tossicodipendenti “Villa Renata” (Lido di Venezia), cantautore, musicista e produttore ma soprattutto una persona che passa ogni giorno attraverso graffi di vita, barche smarrite su rotte infinite e che attraverso le sue notti scopre sempre di più come ogni ragazzo non sia da buttare ma quel mare buio si possa navigare.
Attraverso Marco e la sua testimonianza abbiamo analizzato varie parti del Messaggio del Santo Padre e veloci sono stati i collegamenti con il suo lavoro.
Ci ha raccontato la sua storia.
Durante il primo colloquio a Villa Renata l’impatto non è stato certo dei più incoraggianti: “nel tuo curriculm non c’è niente di interessante che possa andare bene per la nostra struttura. Ma c’è una cosa che mi sono evidenziata. Dici di avere un sogno: portare la musica in una Comunità per Tossicodipendenti. Ti do sei mesi di tempo per dimostrarlo” .
Marco ci ha raccontato come voleva a tutti i costi portare la musica la dove la musica non c’era, musica come atteggiamento di ascolto e comunicazione con l’altro.
E da qui parte la vocazione di Marco.
Papa Francesco, riferendosi al lavoro silenzioso che molte congregazioni religiose portano avanti da tanti anni a favore delle vittime di guerra e violenze, conferma come questo richieda Coraggio, Pazienza e Perseveranza.
Attraverso le emozioni racchiuse in ogni sua canzone e nel vivido realismo delle storie di Silvia, Rosario e  Filippo raccontate nel suo libro “Turno di notte”, abbiamo osservato come questi tre atteggiamenti risultano essere importantissimi ma allo stesso tempo difficilissimi anche nel lavoro di Marco e per i suoi ragazzi.
Altro punto importantissimo che abbiamo toccato assieme è stata l’accoglienza.
..Ci siamo chiesti: in una comunità per tossicodipendenti è sempre così facile accogliere l’altro?
Vi lasciamo alcune righe del suo libro rispondere a questa domanda, e ancora una volta, lo ringraziamo per essere stato vero Testimone quel sabato a 150 ragazzi dell’Azione Cattolica!
“L’altro giorno ho accompagnato una ventina di loro con il mio collega in montagna, e per giungere al rifugio avremmo dovuto percorrere un sentiero impervio, durissimo per chiunque non avesse avuto un minimo di allenamento di gambe e fiato. Ebbene, Francesca, una ragazza particolarmente corpulenta, con un passato molto pesante di tossicodipendenza, in scalaggio appena terminato di metadone e quindi in piena crisi di astinenza, arrancava schiacciata dal peso degli zaini e del suo corpo. Temevo per lei. L’ho attesa e supportata, ero in difficoltà anche io. D’improvviso le è scattato qualcosa, ha alzato la schiena, mi ha guardato negli occhi e il suo sguardo mi ha detto –adesso ce la faccio-. Ha dato la forza anche a me e siamo arrivati al rifugio che già diluviava (…). Al rifugio le sue gambe cedettero e stramazzò a terra liberando un pianto di gioia. Le sue lacrime si unirono alla pioggia e fu il più bel acquazzone che avessi mai visto in vita mia. Attraverso la sua fatica avevo fatto anche io qualcosa che da solo non sarei riuscito a realizzare. È stata un’immensa restituzione”.

Chiara Gaino
Marta dei Negri
Piergiorgio Basso

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