Gualtiero Sigismondi, vescovo di Foligno e assistente ecclesiastico generale di Azione Cattolica

E’ un titolo particolare quello che il Vescovo di Foligno Sigismondi, dà al suo libro, un titolo che quasi erroneamente invita ad una sorta di gossip nei confronti dei nostri sacerdoti ma che credo sia fondamentale leggere per avvicinarci maggiormente alle nostre guide per guardarli con occhi diversi, non giudicanti ma pieni di umana comprensione per i nostri fratelli che portano dalla “lex orandi” la qualifica di “servi premurosi del popolo di Dio” e “peccatori fiduciosi”.

Non sono esenti da tentazioni e nemmeno da passioni, scrive mons. Sigismondi, due termini che indicano aspetto positivo e negativo nel contempo. La passione indica le debolezze ma anche l’entusiasmo sincero nel quale il sacerdote deve muoversi.
Nella sua omelia della messa crismale del 2013 Papa Francesco dice che “il buon sacerdote si riconosce da come viene unto il suo popolo” e la passione positiva del sacerdote deve sfociare nel desiderio di raccontare la gioia di essere prete.

Sempre Papa Francesco dice “ciò che non si ama, stanca” ed ecco che la sana fatica del peso della consacrazione diviene stanchezza e si scivola in una chiusura, il peggior male per un consacrato.
Non fa sconti nel suo libro, mons. Sigismondi ma indica la cura della vita interiore come base guaritrice affinchè sacerdoti e vescovi non si lascino sopraffare dalla stanchezza, chiudendosi in vie più facili quali orgoglio, vanità, mondanità.
La consapevolezza della propria fragilità di uomo e l’anelito alla perfezione morale.

12 febbraio 1980
Quarant’anni fa all’interno dell’università la Sapienza di Roma le Brigate Rosse uccidono a colpi di pistola Vittorio Bachelet, docente universitario, vicepresidente del Consiglio della Magistratura ma prima di tutto un uomo buono e giusto.
Tanto che i giornali scrissero “hanno ucciso uno dei migliori, ma forse lo hanno ucciso proprio per questo”.
I tempi di certo non erano facili, poco era trascorso dal rapimento e assassinio di Aldo Moro e molte, troppe volte era toccato proprio a Bachelet commemorare i suoi amici.

In Papua Nuova Guinea, in cima ad una collina raggiungibile non senza difficoltà, c’è un albero dove si radunano milioni di lucciole e si “parlano”, si corteggiano, illuminando il suddetto albero come fosse un gigantesco albero di Natale. Ma la cosa più strabiliante è che questi minuscoli coleotteri, si accendono a turno, come se si ascoltassero prima di replicare.
Questo mirabolante fenomeno ha dato il via al libro di Sandro Calvani, persona di spicco e pluripremiato per l’eccellenza della sua attività professionale per la giustizia e la pace.
Si tratta di quarantadue racconti di rinascita, di utopie reali, come le definisce lo stesso autore, dove il filo comune è la resilienza, e la capacità di cambiare se stessi per portare felicità anche agli altri, ricordandoci che la felicità è considerata uno dei parametri per misurare lo stato di sviluppo di una nazione.
42 esperienze di vita, alcune romanzando un poco i fatti o i nomi, ma assolutamente autentiche nel vissuto che servono da fonte di ispirazione per il nostro agire, per la nostra volontà di creare relazioni positive basate sui valori.

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