«Non è tempo da fari spenti»: non è solo la logica conseguenza di un clima poco uggioso e poco confortevole, ma è il motto con cui abbiamo svolto e chiuso la due giorni dello “Stop and go” che ci ha visti ospiti nella comunità francescana di Casa Betania a San Quirino, il 5 e 6 marzo scorsi.

Sono stati giorni intensi, ricchi di spunti per poter riflettere e da mettere in pratica sia nella quotidianità che nelle scelte che ognuno di noi compie. E com’è nel nostro stile, non potevano mancare il divertimento e la condivisione.
Il pomeriggio di sabato 5 marzo nella bella cornice di Casa Betania si è aperto con una tavola rotonda davvero variegata, composta da persone di differente età, percorso di vita e lavorativo, ma tutti capaci di portare la propria testimonianza sul proprio stile cristiano nell’ambiente in cui sono chiamati ad operare. Sono stati davvero molti gli argomenti affrontati e la cosa forse più bella è che ognuno di noi poteva riconoscersi negli aspetti che ciascun ospite trattava. Grazie a Nicola abbiamo visto la bella dimensione dello sport soprattutto come motivo di fratellanza in cui la squadra è intesa soprattutto fuori dall’attività agonistica. Stefano e Francesca, una giovane coppia di sposi, ci hanno trasmesso la bellezza di un cammino insieme: il percorso per loro è cominciato da poco e richiede cura sia nel rapporto tra loro che con il mondo circostante. Significativa anche la testimonianza di Luca, un musicista che si trova ad operare in un ambiente difficile, quasi una giungla che spesso non vede riconosciuto il lavoro e che non lo paga con la giusta dignità: anche nei suoi dubbi e malumori tutti noi ci siamo potuti rivedere, dal momento che non è sempre facile essere coerenti con lo spirito cristiano. Gloria, invece, ci ha testimoniato la gioia di una riscoperta recente della fede e di quanto questo sta influendo anche sui propri passi di vita, così come Lucia, una giovane studentessa universitaria anch’ella rinvigorita da qualche anno nel proprio cammino cristiano. Infine Matteo, il più maturo tra i presenti, ci ha trasmesso i suoi pensieri che vedono intrecciare il suo lavoro di avvocato assieme alla carica politica di vicesindaco di Sequals: in un momento di grande disaffezione verso l’impegno per il bene comune è stato un confronto costruttivo.
Dopo la cena, la serata è stata leggera, all’insegna del giallo, con i ragazzi della cooperativa sociale “Il piccolo principe” di Casarsa che ci hanno resi partecipi di un “delitto” in cui noi dovevamo scoprire il colpevole. È una delle attività, molto simpatiche, che permettono alla cooperativa di raccogliere fondi (solitamente associata a una cena), ma in questo caso non ci siamo certo distinti come novelli Jessica Fletcher.
La mattina di domenica 6 marzo ci ha visti assieme a don Michele Pace, assistente nazionale del Movimento Studenti di Azione Cattolica. Egli ha utilizzato il passo del Vangelo riguardante i mercanti del tempio, cacciati senza troppi convenevoli da Gesù. È stato un modo per poter ragionare sulla coerenza, sia analizzando il termine, ma discutendo anche su ciò che questo vuol dire come cristiani. Ed essere coerenti può essere appunti inteso come gente che “non viaggia a fari spenti”, ma che invece cerca di cambiare le cose quando queste non vanno, con la critica e i comportamenti costruttivi. Non si cerca solo la demolizione, quindi, ma si vuole cerca di dare il proprio contributo affinché le cose cambino in meglio. Non è facile essere coerenti, perché spesso questo può generare conflitto e l’incomprensione, ma in tal caso è bene sempre di guardare al lato positivo delle cose. In più la coerenza evita anche la corruzione, che non è un fenomeno legato solo alla politica o alle grandi realtà, ma che va visto in ogni aspetto della vita, guardando in primis noi stessi.

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