Il 18 novembre, circa trenta giovani della nostra diocesi si sono ritrovati in Casa Alpina per dedicare del tempo al Signore e a sé stessi negli esercizi spirituali.
Quest'anno non c'è stato un relatore.. Per la prima volta, infatti, è stata scelta una relatrice: suor Betty (accompagnata dall'immancabile suor Grazia). Una sorella orsolina della diocesi di Mantova. E che bomba ragazzi! Con la sua umiltà, simpatia, con la tenerezza tipica della donna, è riuscita a darci spunti di riflessione che hanno colto nel segno portandoci a vivere, nella genuinità, un tempo che porteremo sicuramente nel cuore.

Tre giorni all'insegna della semplicità e del silenzio. Un silenzio non vuoto ma di compagnia. Un silenzio per noi ma anche un silenzio da dedicare all'altro da sé e all'Altro con la A maiuscola.
Oltre al silenzio, non imposto ma proposto, ci è stato chiesto di aprire il cuore ed essere disponibili. Disponibili ad ascoltare una Parola che a volte può far paura perché non è sempre ciò che ci aspettiamo. Sapendo che Lui è alla nostra porta e bussa. Se noi ascoltiamo la Sua voce e apriamo la porta, ci verrà incontro, cenerà con noi e noi con Lui.
Il venerdì sera è iniziato un silenzio che ha caratterizzato anche i nostri pasti. Silenzio che ci ha portato a riflettere sull'importanza dei nostri gesti. A gustare senza fretta il cibo che era stato preparato amorevolmente per noi. A sentire quanto un abbraccio silenzioso a volte possa valere più di mille parole. All'importanza di uno sguardo di conforto. A capire le esigenze dell'altro e servirlo senza aspettarci nulla in cambio e ottenendo molto più di quanto richiesto: il suo sorriso di gratitudine.
Piccoli aspetti che purtroppo nella vita di tutti i giorni tralasciamo frastornati come siamo dai mille impegni che dobbiamo rispettare, dimenticandoci che anche questi gesti sono preghiera. Gesti più significativi di una preghiera recitata perfettamente ma non sentita veramente nel nostro cuore. Il Signore non ci chiede di essere delle macchinette. Non ci spalanca la porta ordinandoci di recitare il rosario tutti i giorni. Lui sta alla porta; una porta, la nostra, che si può aprire solo dall'interno. Rispetta la nostra libertà, libertà che ci permette di decidere se aprire o meno. Il Suo unico desiderio è avere una relazione con noi, perché si muove spinto da un amore che non possiamo capire tanto è grande e di fronte al quale possiamo solo commuoverci per quanto sincero e potente sia. Solo questo amore porta al rispetto della libertà dell'altro. Perché solo l'amore accetta di essere rifiutato.
In questi tre giorni ci è stata data la possibilità di riconoscere che non siamo noi il centro della relazione e che neanche il Signore vuole esserlo, infatti siamo chiamati ad essere il centro con Lui, insieme a Lui.
Un rapporto umano, paritario, in cui anche i momenti di difficoltà, di debolezza, di incomprensione con il Signore o con aspetti della nostra vita che riguardano il nostro rapporto con Lui, possono essere riconosciuti come una grazia.
Come una possibilità di fare esperienza dell’amore di Dio. Di come Egli, nonostante la nostra lontananza, i nostri peccati, non se ne vada ma resti sempre fuori quella porta, aspettando che la spalanchiamo per farci rendere conto di quanto sia grande il suo amore nei nostri confronti.
Dopo questi tre giorni in cui, riscoprendo l'amore di Dio e aver colto la Sua grazia, siamo stati Ri-Generati, ora possiamo essere noi stessi quelli che accolgono colore che vivono situazioni di debolezza o difficoltà.
Ri-Generati siamo pronti nuovamente ad essere messaggeri dell'amore di Cristo, che abbiamo vissuto in prima persona, facendolo conoscere ad altri con i nostri gesti, le nostre parole, con i nostri comportamenti... Senza però che questo sia vissuto come un dovere. Il Signore chiede, ma non impone.
Sta a noi capire se il rispetto di questa richiesta è vissuto come un obbligo o come una necessità. Se il Signore per me è prima di tutto un impegno faticoso o un bisogno.

 

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Pulizie di apertura Casa Alpina

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