La nostra amata casa alpina il weekend del 2 e 3 ottobre ha aperto le sue porte per un’occasione speciale. Infatti, non si parla mica di un normale campo AC, ma si tratta di un magico weekend educatori.
Siamo arrivati venerdì sera iniziando con la cena, il refettorio pieno, una trentina di educatori da diverse parrocchie tutti insieme sotto lo stesso tetto. La serata è continuata con dei semplici giochi per poi lanciare il tema del weekend: il buon educatore!

La mattina seguente, partenza all’alba (circa grazie al canonico ritardo dell’AC) perché ci aspettava una bella camminata fino al rifugio Maniago, ma è stato un viaggio particolare visto che in determinati punti del percorso ci si fermava tutti assieme e un po’ alla volta si condivideva com’è per noi un buon educatore, o cosa significa esserlo. Così con esempi, immagini e canzoni sono uscite tante definizioni diverse ma tutte ugualmente importanti.
Una volta tornati a casa, tutti un po’ morti, abbiamo continuato la parte di formazione e siamo andati ad analizzare alcune parti del progetto formativo dell’AC dove viene sottolineato il ruolo dell’educatore.

Da qui il resto del tempo è stato autogestito da tutti, c’era chi cantava in giardino, chi giocava a palla, chi giocava a carte e chi si guardava la partita, ci si sentiva proprio a casa ma una casa viva e piena di gioia.
Prima di cena abbiamo celebrato i vespritz ovvero i vespri accompagnati poi dall’aperitivo e dopo cena la casa è stata avvolta nelle risate, diversi gruppi e tanti giochi da tavolo per ogni gusto, tutti a divertirsi poi tisanina, compieta e nanna.

La domenica è iniziata sulla base dell’ordine, non avendo personale all’interno della casa, la pulizia è stata fatta completamente da noi educatori e, dopo aver sistemato tutto abbiamo organizzato la messa preparando i canti e accogliendo tutti quelli che sono arrivati per parteciparvi con noi. Abbiamo poi pranzato e, una volta finito di mettere in ordine le ultime cose, siamo andati nel cerchio di sassi dove abbiamo fatto una bella e significativa verifica, che si può brevemente riassumere in un “Non stiamo aspettando altro che il prossimo weekend educatori!”.

Gaia Filipetto

No, ma veramente, pensa a quanto bello sarebbe se fossimo tutti amici! Questo è un po' il desiderio che mi ha portato a dire sì alla due giorni in casa alpina dedicata a tutti i giovani educatori.
Questa iniziativa, infatti, è stata pensata proprio per far vivere un weekend all’insegna della spensieratezza, dello stare insieme in allegria, per creare un gruppo che non vede l’ora di incontrarsi, sì, perché il servizio educativo non è solo programmare, fare mille cose ed essere impegnati almeno due volte alla settimana, ma è anche altro!
Non per niente, un aspetto che ci è sempre stato riconosciuto come associazione è proprio la capacità di costruire legami e di fare sentire a casa, come in una grande famiglia, tutti gli aderenti, non solo a livello parrocchiale, ma anche a livello diocesano.

Ma tu ti senti a casa? Tra amici?

Ecco che ho preso coraggio e sono partita per Cimolais da sola, sì da sola, perché volevo mettermi alla prova, volevo buttarmi per vivere e sperimentare questa diocesanità amica.
Quante volte diciamo “no” ad eventi, iniziative che ci vengono proposte solo perché nessuno della nostra parrocchia o nessuna delle persone che conosciamo dice il suo sì.
Ma allora, è proprio vero che siamo disposti ad essere dei giovani desiderosi di condividere non solo il servizio educativo ma anche noi stessi per creare relazioni autentiche?
Io lo vorrei tanto, ma vi assicuro che in quei giorni ho fatto un po' di fatica (la stessa della camminata), perchè ho trovato degli splendidi giovani che si chiudevano nella loro realtà, più sicura, più facile. Forse me ne sono accorta perché ero da sola, ma mi rendo conto che io per prima troppo spesso faccio lo stesso. Allora mi chiedo “è giusto chiudersi alla realtà parrocchiale? Perché facciamo fatica ad aprirci, a mescolarci tra noi e ad ampliare il nostro orizzonte quando sappiamo benissimo che provarci porterebbe nuova vita?”

Durante questo weekend ci ha accompagnati un interrogativo che ora pongo anche te (lo so, che è l’ennesimo): Chi è un buon educatore? Quando ti sei sentito un buon educatore, non solo nel servizio in Azione Cattolica, ma anche nella tua quotidianità?

Bene, io per rispondere, in base alle premesse fatte prima, mi sono lasciata toccare da uno scritto di Jacques Romain Georges Brel intitolato “Conosco delle Barche”.
Per me la chiave per rispondere al quesito è il verbo conoscere. Un buon educatore conosce!
Conosce i ragazzi che gli sono affidati e li aiuta a comprendere il loro punto di partenza per poterli accompagnare verso il mare aperto ognuno con la propria barca.
Conosce i giovani che condividono con lui l’appartenenza all’ac e il servizio educativo riscoprendo la bellezza dell’amicizia, sia quella leggera e spensierata che quella profonda e sincera.
Conosce sé stesso, o meglio cerca di farlo interrogandosi ogni giorno sulla sua barca, sulla sua rotta per capire a che punto è del tragitto, affidandosi alla brezza del Signore che è guida, direzione.

Spero di incontrarti presto ad uno dei prossimi eventi diocesani e non, per poter condividere il nostro punto di vista, ma soprattutto chi siamo.

Lucrezia Antoniolli

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