Ha avuto inizio il primo agosto la nostra avventura nella missione diocesana di Chipene, che si trova nella provincia di Nampula, nel Nord del Mozambico.

All’aeroporto siamo accolti dai nostri preti diocesani Fidei Donum, Don Lorenzo e Don Loris, che ci accompagnano alla missione, a cui arriviamo dopo un viaggio di circa cinque ore e mezza a bordo del loro pick-up, nel corso del quale la strada asfaltata lascia presto spazio allo sterrato del mato, la “foresta abitata”.

Le strutture principali a Chipene sono la chiesa, la casa dei padri e quella delle suore. I nostri preti, infatti, non sono soli, ma ci sono anche tre suore comboniane: Maria, Angeles e Paola. C’è poi il Lar, un convitto che permette a circa venticinque ragazze che abitano in zone più distanti di frequentare la scuola di Chipene e dove queste sono seguite nello studio e nella vita comunitaria.

Sono ormai passati quasi sei mesi dalla mia esperienza africana, in quel luogo che presto vedrà l’arrivo di un sacerdote che noi dell’Azione Cattolica diocesana conosciamo molto bene: Don Loris Vignandel. In questa mia piccola avventura di appena un mese (agosto 2017) ho avuto modo di conoscere moltissime cose e di riscoprirne delle altre.
Il mio viaggio a Chipene, Mozambico, è stato solo il culmine di un percorso iniziato ad ottobre del 2016 con il PEM (Preparazione Esperienza Missionaria) della nostra diocesi. Molte sono state le provocazioni, gli spunti di riflessione e le condivisioni fatte con l’equipe e i compagni di viaggio, che hanno contribuito a rendere l’esperienza africana un’occasione di crescita personale e spirituale.

Solitamente tornando da un viaggio di missione in terra di povertà, ciò che più rimane impresso sono le condizioni di vita estreme che queste persone sono costrette a vivere quotidianamente ed è su questo che molti si soffermano nel raccontare. Al contrario, quello che più ricordo della terra mozambicana è la ricchezza che ho visto e ho raccolto. Tutti al mio ritorno chiedevano «Ma Chiara, cos’hai fatto in Africa?». In realtà le cose fatte concretamente per quel popolo non sono state molte: un po’ di volontariato in ospedale, rimesso a “nuovo” una stanza… praticamente tutte cose che si sarebbero fatte benissimo anche senza di me. Anzi, probabilmente le avrebbero fatte meglio!

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